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20.2.10

Lettura Spettacolo


Il passo breve della bellezza di Eugenio Alfano, olio su tela



Lettura e Spettacolo

Un viaggio itinerante in vari luoghi e piccoli teatri leggendo il carteggio, le lettere tra Dino Campana e Sibilla Aleramo che si scrissero negl'anni tra 1916 e il 1918.
Là dove da sfondo vi erano i tristi orrori della Prima guerra mondiale una storia d'amore travalica ogni tempo con la forza della passione e della poesia.
Una ricerca musicale postuma con arrangiamenti di canzoni degl'anni 20' 30' 40' riadattate in chiave jazz.
Immagini di repertorio. Suoni come scricchioli di grammofoni.
La storia d'amore tra i due scrittori riaperta a una lettura moderna attraverso la commistione di arti che tratteggieranno l'oggi di una poesia senza tempo.




Aleramo a Campana
Milano 30 Maggio 1917

Ti ho sognato - mi eri coricato accanto- mi son svegliata che dicevi: "perdonami".
Eri tu, Dino - ti ho proprio rivisto, sentito.
Allora vuol dire che lo sai finalmente che t'ho amato?
Lo sai che cosa orribile è stata la tua cecità? Quei tuoi occhi che chiudevi, ed eran fatti per il sole. Per me e per te.
Oh Dino, Dino, e ora è troppo tardi. Non posso più.
Io son per sempre quella della notte in cui partisti da Firenze, piango come quella notte, da quella notte è come se avessi quattro anni, lagrime senza risposta in mezzo alla via d'una bambina battuta e sperduta.
E nessuno più m'ha toccata.
Ero pura, Dino - perché hai voluto negarlo, e sapevi di mentire?
Sono pura - e mi sento morire - ed ormai è troppo tardi, amore, povero mio, mio, ch'io sola ho amato. Ti perdono. Ricordati.
Avevo fede nell'anima tua. Salvala - come se dovessimo ritrovarci. In sogno, lo saprò, forse. Mio! Ti perdono. Vivi


Sibilla

Lettera di un foglio, su due facciate, scritta a lapis.

Campana a Aleramo
Firenze 30 Luglio 1917

Signora,
Vi domando di rivedervi per parlarvi e per sapere qualche cosa del mio destino.
Intanto vi domando perdono e sono umilmente vostro.

Dino


Cartolina postale indirizzata a Hotel Manin, Milano





Il passo breve della bellezza

Il passo breve della bellezza è il titolo dell’omaggio della ri-lettura del carteggio tra Dino Campana e Sibilla Aleramo.

Nasce da una mia poesia edita nell’Antologia Pro/Testo (Fara Editore) e ancor prima “ era” uno dei racconti (scritto e poi messo da parte) di Sette carte alla Regina. Per mesi mi sono interrogata su cosa prosaicamente e poeticamente potesse esprimere al meglio Il passo breve della bellezza, poi un giorno tra le mani mi ricapitarono alcuni stralci delle lettere tra Campana e l’Aleramo (lette mesi prima ad una serata) e capii che quello che cercavo ce l’avevo già. L’amore intenso e tormentato tra i due scrittori, lettere fermi posta, fughe, incontri furtivi e lunghi silenzi sono Il passo breve della bellezza. Quel passo breve che illumina che apre uno squarcio poetico su lo scenario le devastazioni della Prima Guerra Mondiale da una parte, e dall’altra su l’ambiente letterario astioso e invidioso, profittatore che circonda sia l’Aleramo (Matacotta)* che Campana ( Soffici e Papini)*



Una storia d’amore e di poesia parte del nostro Primo Novecento Letterario, randagia e isolata nello spirito Campaniano, protettrice e disperata nelle parole nelle rincorse negli aiuti dell’Aleramo. Una storia di cui la stessa Aleramo tentò di parlare attraverso la scrittura di un soggetto cinematografico poi rimasto chiuso nel cassetto e che poi dimenticò attraverso altre unioni altri amori. Solo alla fine, quando Sibilla era ormai molto avanti con l’età e viveva nella Roma di via Margutta , l’editore Niccolò Gallo la convinse a stampare le lettere di quel viaggio


“chiamato amore” .



La lettura spettacolo vuole essere un omaggio ai due scrittori.
Alla poesia che li ha uniti e che li fa vivere ancora fino a noi oggi.



Dale Zaccaria



Note


Lettera di Sibilla Aleramo a Franco Matacotta datata 30 Ottobre 1959 sera e depositata presso l’Archivio Aleramo.








“ Franco, chi ti ha dato il permesso di pubblicare i miei ritratti e la lettera inedita di Dino? Codesta lettera doveva evidentemente essere fra le tante carte che tu hai sottratto dal mio armadio prima di lasciare la soffitta. E come mai tu, letterato, interpreti l’ultima frase di tale lettera come una disposizione testamentaria*, mentre è semplicemente il singhiozzo di un poeta. E tu, proprio, tu, mi accusi di violazione! Io diedi il consenso, l’anno scorso, della pubblicazione al caro nobilissimo Niccolò Gallo dopo due anni di insistenza, ma feci precedere la nota (che pochi hanno rilevata, e neppure tu quanto sembra), nella quale avvertivo di non volere in alcun modo partecipare ad un eventuale guadagno per la pubblicazione. Mentre tu ora un certo guadagno avrai tratto da questo articolo che non ti onora povero Franco! E’ proprio destino, anche dopo un decennio, che tu debba darmi prova della tua insensibilità morale. E ancora una volta, verso la fine della mia dura vita, io debbo constatare l’enormità del mio errore a tuo riguardo (…)



*Campana nella famosa lettera aveva scritto “le mie lettere sono fatte per essere bruciate”


* Franco Matacotta nella rivista il Successo parla del carteggio partendo da questa lettera inedita (rubata all’Aleramo) in maniera polemica, accusando l’Aleramo di contravvenire la volontà testamentaria di Campana. La risposta dell’Aleramo fu immediata al direttore della Rivista e nel Diario annota “chissà con quante altre carte(…) prima di lasciare per l’ultima volta la soffitta”.



** Il più lungo dei giorni è la versione parziale dei Canti Orfici affidata a Soffici e Papini. La versione sparì a partire dal 1913 mesi più tardi Soffici ammette di aver perduto il manoscritto ritrovato circa 60 anni dopo nella sua casa durante un trasloco.


Il carteggio utilizzato è quello edito da Feltrinelli e curato da Bruna Conti più ricerche e approfondimenti bibliografici presso la Fondazione Gramsci di Roma alla quale Sibilla Aleramo (Rina Faccio) ha lasciato il proprio testamento umano e poetico (comprese le Lettere)




La cometa e il poeta notturno


Il passo breve della bellezza


Come aria stretta nel petto

primo firmamento
nel cuore della bellezza
s'alza e cade la bellezza
quando il rumore si fa mondo
e la volgarità si fa inganno.

(Dale Zaccaria, in Epilogo di una poesia civile, Pro/Testo Fara Editore)


Il cielo notturno, che richiama proprio Campana, il poeta notturno, è attraversato da una cometa, l'epressione suprema del passo breve della bellezza: la brevissima visione della stella più bella, la più grande del blu notturno!

Fanno da sfondo alla visione della cometa i simboli del rumore e della volgarità che si fa inganno, grattacieli, antenne, industrie, palazzi (del potere?!) e anche Chiese, che è anche una metafora dello scenario di devastazioni e di rumore, dei primi sintomi della nuova società di massa e dell'ostile clima letterario, che attraversano gli anni di Campana e dell'Aleramo.
La finestra ha una duplice funzione: quella di richiamare direttamente l'isolamento creato intorno alla figura del Campana poeta e anche uomo, ma allo stesso tempo quella di invitare chi guarda il dipinto ad aprirsi e aprire le proprie finestre alla Bellezza, prima che la cometa svanisca del tutto.


Eugenio Alfano




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